Alessandro Abate pittore e decoratore liberty – il lunedì dell’arte di Kalós

Da  •  4 maggio 2015 alle 13:00

Articolo tratto da Kalós n.1 del 2007

Alessandro Abate pittore e decoratore liberty

 

Testo di Massimiliano Calandrino*

* Ingegnere informatico.

 

Una mostra di recente allestita presso la Galleria d’Arte Moderna “Le Ciminiere” di Catania ha riscoperto la produzione dell’artista Alessandro Abate, attivo a Catania tra Ottocento e Novecento

 

La mostra, intitolata Alessandro Abate, un pittore a Catania tra Otto e Novecento illustra un importante capitolo della produzione figurativa locale. Nella galleria sono presenti circa 140 opere tra oli, acquerelli, bozzetti e disegni, provenienti dall’unica erede diretta del pittore, la nipote Maria Salmeri, da istituzioni religiose (la Curia di Catania), da collezioni pubbliche (l’Accademia degli Zelanti di Acireale, la Confraternita dei Bianchi di Catania, il Museo Civico di Castello Ursino di Catania, il Palazzo del Quirinale di Roma) e private (Fondo Edifici di Culto). Fra le opere esposte ce ne sono alcune inedite come Cantatrice ambulante (olio su tela, datato 1890) e la Susanna (olio su tela, del 1899) opportunamente restaurate per l’evento.

L’iniziativa espositiva, oltre che interessante sotto il profilo artistico, lo è anche stata sotto quello storico-documentario, sia perché gli studi realizzati hanno ricostruito il percorso biografico-artistico del pittore, svoltosi nell’arco di un sessantennio, sia perché le immagini ritratte nei quadri esposti e i documenti reperiti offrono una concreta visione dei costumi e della realtà dell’epoca nella Sicilia Orientale.

La prolifica attività dell’artista oltre che dalla vasta produzione delle opere pittoriche esposte è anche testimoniata da fedeli riproduzioni che illustrano le decorazioni e gli affreschi eseguiti in chiese e dimore private.

Alessandro Abate, pittore eclettico e abile decoratore, nasce il 25 novembre del 1867. Figlio di Carmelo e Anna Reitano, si dedica sin da giovane alla pittura mostrando spiccate attitudini. Suo primo maestro è il celebre pittore siciliano Antonino Gandolfo (Catania 1841-1910) che lo influenza sensibilmente sui temi veristi d’impronta etica sociale. Prosegue gli studi a Napoli con Vincenzo Marinelli e in seguito a Roma con Francesco Jacovacci grazie ad un sussidio economico che gli accorda il comune di Catania.

Nella capitale frequenta, con successo, la scuola di decorazione del Museo Artistico Industriale da cui riceve in premio, nel 1897, una medaglia d’oro e un compenso economico di 100 lire. Nel 1902 ritorna definitivamente nel luogo natio dove lavora principalmente come decoratore di soffitti, pittore di pale d’altare e ritrattista.

Si allontanerà saltuariamente da Catania per trascorrere lunghi soggiorni a Tripoli, a Tunisi e ad Alessandria d’Egitto dove avrà molto successo.

Abate muore il 29 marzo del 1953.

La pittura da cavalletto di Abate è indubbiamente figlia del suo tempo. I tanti generi artistici cui Abate si dedica con bravura e disinvoltura sono testimonianza di quel suo peculiare eclettismo che lo consacra fra i protagonisti della scena pittorica siciliana del periodo.

Nella seconda metà dell’Ottocento si affermano gli artisti del Realismo sociale che dipingono temi toccanti, a volte crudi, di vita urbana. L’artista aderisce al verismo sociale in una forma, quella patetica, molto cara al suo insegnante Antonino Gandolfo.

In questa sua esperienza iniziale esordisce con i dipinti La cantatrice ambulante (olio su tela, datato 1890) e I cantastorie (olio su tela, datato 1894) che si ispirano al mondo degli umili, ma molto presto Abate abbandona i temi veristi per quelli propriamente romantici, sempre improntati al realismo.

Nella sua nuova produzione risaltano per bellezza e vivacità dei colori Musicista (olio su tela, del 1897), La Susanna (olio su tela, del 1899), La figlia del pittore al piano (olio su tela, 1919 circa), Sulla terrazza (olio su tela, 1920 circa), Signora nel salotto rosa (olio su tela, 1925 circa) e Il corredo (olio su tela, datato 1948).

La pittura romantica e realistica di Abate è gentile, sebbene edulcorata. Essa si ispira, prevalentemente, alle squisite ed eleganti tematiche domestiche in cui la figura della donna è posta in risalto. L’Ottocento è anche il periodo in cui si afferma la classe borghese. Una classe in ascesa, consapevole del proprio ruolo sociale e delle proprie possibilità economiche e interessata sempre più all’arte. È questa un’epoca d’oro per i ritrattisti e Alessandro Abate dimostra di esserlo realizzando molti lavori che gli commissionano esponenti del clero, della nobiltà e dell’alta borghesia.

Ritrae nella veste bianca di confrati, i Governatori della Nobile Arciconfraternita dei Bianchi, i baroni Carlo e Giuseppe Zappalà Asmundo, il barone Antonino Rosso dei principi di Cerami e Antonino Paternò Caracciolo marchese del Toscano e duca di Roccaromana.

Ritrae l’amico Vito Pavone (fondatore dell’Istituto Nastro Azzurro e Presidente dell’Associazione provinciale delle famiglie dei caduti di guerra), il saggista e critico letterario Giuseppe Villaroel, i coniugi Lorenzo Vigo Fazio (scrittore) e RenéeRouxel (violinista), il frate domenicano Tommaso Mirone, il tenore Giulio Crimi nelle vesti teatrali del gentiluomo protestante Raoul de “Gli Ugonotti” di Jacob Meyerbeer, il cardinale Giuseppe Francica Nava, e persone a lui care come la moglie, il figlio e la nipote.

Ritrae se stresso una volta in veste da camera, un’altra volta con un berretto in testa e ancora con un abito elegante ed una tavolozza in mano.

La maggior parte della vasta produzione decorativa di Alessandro Abate ha inizio con il suo rientro a Catania, al termine degli studi conseguiti a Roma presso la scuola di decorazione del Museo Artistico Industriale. Le prime committenze lo vedono principalmente impegnato nelle decorazioni alla volta del vestibolo d’accesso della II Esposizione Agricola Siciliana (la manifestazione avrà luogo a Catania nel 1907) e agli interni del chiosco della ditta Inserra (produttrice di elementi in cemento armato) che ha commissionato la costruzione all’ingegnere Tommaso Malerba.

Nella volta del vestibolo Abate dipinge una grande scena, entro una cornice decorativa liberty, che vede al centro la dea della fertilità Cerere su una quadriga trainata da due cavalli in volo sulla piana di Catania.

Lavora, insieme al pittore Gregorietti, altro virtuoso protagonista del liberty siciliano, alle decorazioni della villa del marchese Romeo delleTorrazze e del Palazzo Monaco.

Altri suoi lavori sono presenti nei Palazzi Ferrarotto, Beneventano della Corte, Paternò del Toscano e probabilmente MusmeciSamperi.

Nello sfarzoso palazzo Paternò del Toscano, già sontuosamente decorato da Alfonso Orabona (artista forse di origini campane), Abate dipinge la larga fascia che cinge la volta nella quale ritrae festosi putti musicanti e danzanti e ricche composizioni di fiori, nastri e ghirlande.

Nel Palazzo Monaco le decorazioni di Abate e Gregorietti erano ricoperte da uno strato di intonaco. Un delicato e recente lavoro di restauro, rimasto incompleto, rivela un ricchissimo ciclo artistico.

Nella volta dello scalone centrale Abate dipinge un’allegoria dedicata al buon commercio e in una stanza di rappresentanza ne dipinge un’altra dedicata alla musica.

Nelle decorazioni dello scalone d’onore di Palazzo Ferrarotto, Abate si ispira alla pittura pompeiana, in voga a Catania negli ultimi decenni dell’Ottocento. In questa occasione l’artista dipinge, all’interno di un complesso schema di cornici con elementi geometrici, giovani donne danzanti avvolte da drappi che svolazzano.

Nel Palazzo Beneventano l’artista decora il soffitto del salone della musica con una raffigurazione di Giove e Giunone e suoi lavori si trovano in diverse dimore private: case Alessi, Tiralongo, Papa e Tropea.

I numerosi bozzetti esposti testimoniano sia l’interesse di Abate per la sperimentazione pittorica, sia l’importanza per le fasi preliminari dei lavori.

Dai documenti di famiglia, inoltre, emergono aspetti molto interessanti della vita privata dell’artista.