Articolo tratto da
Kalós n. 2 del 2010

Il Museo della Basilica Santa Maria Assunta di Alcamo

Testo di Maurizio Vitella*

Fotografie di Girolamo Bongiovanni

* Ricercatore in Storia dell’arte moderna, Università degli studi di Palermo.

 

Un nuovo museo d’arte sacra si aggiunge alla rete di musei ecclesiastici nella provincia di Trapani. Ad Alcamo, nei locali del settecentesco oratorio del SS. Sacramento, apre i battenti il Museo della Basilica Santa Maria Assunta. Arte, fede e devozione attraverso sei secoli di storia.

 

L’alto numero di realtà museali religiose  in Sicilia – nell’Isola se ne contano 641 – si arricchisce di una nuova istituzione. Il 5 giugno 2010, alla presenza di S.E. mons. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, è stato inaugurato il Museo della Basilica Santa Maria Assunta di Alcamo. Nei restaurati locali dell’oratorio del SS. Sacramento, struttura realizzata dopo il 1718 durante l’arcipretura di Don Stefano La Rocca,2 si ha la possibilità di ammirare testimonianze d’arte, di fede e devozione che attestano circa sei secoli di storia.

Nell’ampia aula dell’antico luogo confraternale, primo di sette ambienti in cui si snoda l’intero percorso attraverso una spazialità che permette di valorizzare nella giusta dimensione la preziosa raccolta di opere, sono collocate, con progressione cronologica, tele, statue, suppellettili, paramenti realizzati tra l’inizio del XV secolo e la seconda metà del XIX. È qui fruibile gran parte del patrimonio raccolto con erudita e sensibile attenzione da mons. Vincenzo Regina, arciprete dal 1944 al 1991. Motivato da quanto disposto dal Concilio Vaticano II che richiedeva particolare cura ed attenzione verso il patrimonio artistico ecclesiastico, dopo il sisma che nel gennaio del 1968 devastò l’area della Valle del Belice, Regina cominciò a ricoverare nella sacrestia della Chiesa Madre alcamese e in alcuni locali ad essa annessi numerose opere d’arte provenienti da edifici sacri non più agibili. Quei capolavori, salvati dalla dispersione e dall’incuria, insieme a tanti manufatti artistici della Matrice già custoditi in armadi e casse, vennero sistemati in ambienti adattati a funzione espositiva fruibili sino al 1992.3

Oggi, grazie alla sensibile attenzione di mons. Antonino Treppiedi, nuovo arciprete di Alcamo, quella collezione, accresciuta da donazioni di privati ed altre acquisizioni, è finalmente visibile e valorizzata da una nuova veste museografica progettata dagli architetti Pietro Artale e Calogero Mauro Calamia.

Nel percorso espositivo del primo ambiente sono comprese la croce dipinta degli inizi del XV secolo,4 ancora di gusto bizantineggiante, le tele manieriste di importanti autori come la Madonna delle Grazie con i Santi Vito e Bartolomeo, dipinto commissionato nel 1612 a Gaspare Bazzano detto lo Zoppo di Gangi,5 le opere tardosettecentesche di Giuseppe Renda, gloria artistica alcamese, raffiguranti Cristo Redentore e l’Arciprete Benedetto Mangione,6 e il celebre Ritratto del Barone Felice Pastore realizzato nel 1840 da Giuseppe Patania.7

Nei tre ambienti contigui alla grande aula sono stati raccolti manufatti strettamente legati alla celebrazione della messa e al culto eucaristico. Le opere selezionate, e qui esposte, si relazionano con tre crocifissi, uno per ogni stanza, che spiccano per le rispettive soluzioni sintattiche, espressione di altrettanti stili compositivi: dalla rinascimentale compostezza del simulacro del XVI secolo, si passa all’imponenza barocca del Cristo del XVII secolo, per giungere all’elegante e misurata intonazione quasi neoclassica che si coglie nel Crocifisso del 1796 realizzato da Filippo Quattrocchi.8 In questo percorso tematico i calici, le pissidi, gli ostensori, le sacre vesti, la stessa portantina per il Santo Viatico, sono le attestazioni più evidenti di come si è celebrato e solennizzato, attraverso i preziosi manufatti artistici, il Corpo di Cristo.

Un’altra sala adiacente, il cui ingresso è quasi al centro dell’ampia aula principale dell’ex oratorio dei Sacramentini, è stata dedicata al culto mariano. Campeggia la grande tempera monocroma datata 1597 di Sebastiano Bagolino, che ricorda il rinvenimento dell’immagine di Maria SS. dei Miracoli.9 Tale evento, accaduto il 21 giugno del 1547, ha fortemente segnato la devozione alcamese verso la Madre di Dio il cui patrocinio è ancora oggi molto sentito. Attorno alla venerata immagine di Maria, custodita nel santuario appositamente fatto erigere con licenza dell’allora vescovo Girolamo de Terminis nel luogo dove avvenne il ritrovamento della sacra icona, nei tempi si è raccolto un ricco tesoro di ex voto, di cui oggi per la prima volta si espone una selezione dei manufatti più rappresentativi. Un tesoro costituito da un’innumerevole quantità di anelli, orecchini, collane, bracciali, orologi ed altri oggetti preziosi in oro e argento donati a Maria in riconoscenza per la grazia ricevuta.

Il nuovo allestimento museale comprende un altro ambiente dove sono state collocate opere provenienti da chiese ricadenti nel territorio della Matrice. All’interno di questo vano di passaggio, che immette nella sacrestia, si segnala la grande tela seicentesca raffigurante Santa Caterina d’Alessandria, dipinto già collocato nell’altare maggiore della non più esistente chiesa intitolata alla santa martire, prima opera acquisita, nel luglio del 1968, dal Museo d’Arte Sacra di Alcamo.10 Sono inoltre qui collocate tre tele del XVII secolo provenienti dalla chiesa di San Pietro11 e una splendida Madonna con Bambino, detta della Provvidenza,12 in marmo alabastrino della metà del Cinquecento, già nella chiesa del Rosario. L’itinerario si completa con l’attraversamento della sacrestia, dove gli armadi, un tempo usati dai canonici, sono stati adattati a contenere preziose suppellettili e altri manufatti artistici, ancora una volta tangibili prove della ricca devozione del popolo di Alcamo.

1 Dato dell’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani – Conferenza Episcopale Siciliana, aggiornato al mese di maggio 2010.

2 Cfr. V. Regina, La Chiesa Madre di Alcamo. Notizie storiche e artistiche, Alcamo 1956, pp. 149 e 161.

3 Idem, Considerazioni storiche sugli argenti, i parati sul museo alcamese d’arte sacra, Alcamo 1996, p. 31.

4 Cfr. M.C. Di Natale, Le croci dipinte in Sicilia. L’area occidentale dal XIV al XVI secolo, introduzione di M. Calvesi, Palermo 1992, p. 23; G. Travagliato, in Mysterium Crucis nell’arte trapanese dal XIV al XVIII secolo, a cura di M. Vitella, catalogo della mostra (Trapani, Chiesa di Sant’Agostino, 6 marzo-13 aprile 2009), Trapani 2009, pp. 80-81, scheda n. 1.

5 Cfr. G. Bongiovanni, in Vulgo dictolu Zoppo di Gangi, catalogo della mostra (Gangi, 19 aprile-1 giugno 1997), Palermo 1997, pp. 164-165, scheda n. 15.

6 Cfr. R. Calia, M.C. Di Natale e M. Vitella, Giuseppe Renda (1772-1805), Alcamo 2004, p. 51, fig. 1 e p. 83, fig. 28.

7 Cfr. I. Bruno, Giuseppe Patania pittore dell’Ottocento, Caltanissetta 1993, p. 179, tav. XLII.

8 Cfr. Filippo Quattrocchi GangitanusSculptor. Il “senso barocco” del movimento, a cura di S. Farinella, catalogo della mostra (Gangi, 24 aprile-11 luglio 2004), Palermo 2004, pp. 132-133.

9 Cfr. M.C. Gulisano, in Opere d’arte dal XII al XVII secolo. Interventi di restauro ed acquisizioni culturali, Palermo 1987, pp. 69-73, scheda n. 9.

10 Cfr. V. Regina, Il Museo alcamese d’arte sacra nella sua interpretazione storica teologica ed ecclesiologica, Alcamo 1984, p. 82, fig. 45; Idem, Considerazioni storiche…, 1996, p. 31.

11 Cfr. M.C. Di Natale, Stato di conservazione della pittura alcamese, in Degrado e riuso, «Quaderni della Cattedra di Teoria del Restauro della Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo», 2-3, 1980, p. 220.

12 Cfr. V. Regina, Antonello Gagini e sculture cinquecentesche in Alcamo, Alcamo 1969, p. 68; M. Guttilla, Stato di conservazione della scultura alcamese, in Degrado e riuso…, 1980, p. 257.