Oratorio di San Lorenzo – I luoghi di Manifesta 12

Da  •  17 settembre 2018 alle 14:45

I luoghi di Manifesta 12

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Manifesta, la biennale nomade di arte contemporanea, quest’anno ha scelto Palermo. Scopriamo insieme la storia di alcuni dei luoghi che ospitano le istallazioni e gli eventi di Manifesta 12.

Oratorio di San Lorenzo

Via dell’Immacolatella, 5
Un’antica chiesa dedicata a S. Lorenzo, documentata dal 1487 e sorta su un terreno del convento di S. Francesco, fu concessa nel 1569 dai Francescani alla Compagnia di S. Francesco dei Bardigli e dei Cordigeri, costituita da “gente mercantile” nel 1564 con lo scopo di seppellire i poveri del quartiere della Kalsa, e presto intitolata anche a S. Lorenzo. La Compagnia ampliò gli spazi a disposizione anche con l’acquisizione (1574-1586) di lotti di terreno, contigui al lato meridionale del chiostro del convento francescano, portando a compimento nel 1595 la costruzione dell’oratorio, poi decorato internamente da Giuseppe Alvino e quindi da Mariano Smiriglio (1601). Su commissione dei ricchi mercanti appartenenti alla Compagnia, Caravaggio dipinse la tela raffigurante la Natività con i SS. Francesco e Lorenzo, probabilmente eseguita a Roma nel 1600 (il quadro stilisticamente è molto vicino alla Sacre Conversazioni di area lombarda e ai quadri del periodo romano) e poi inviata a Palermo. L’aula oratoriale era decorata da dipinti (tre per lato) con Episodi della vita dei SS. Francesco e Lorenzo. Questo arredo pittorico fu rimosso quando i superiori della Compagnia assegnarono a Giacomo Serpotta la decorazione a stucco dell’oratorio: tra il 1700 e il 1706 lo scultore si dedicò al presbiterio e dal 1703 alla contro- facciata. Nel 1707 Michele Rosciano, a lavori sicuramente conclusi, realizzò le dorature. La volta dell’aula fu affrescata con il Martirio di S. Lorenzo di Giacinto Calandrucci (1706), perduto nel terremoto del 1823.
L’oratorio è la somma impresa di Giacomo Serpotta, che vi lavorò su disegni di Giacomo Amato per la parte architettonica (attingendo quindi a una cultura figurativa molto varia, non solo barocco-berniniana). Serpotta fu autore di uno splendido ciclo narrativo con Scene della vita di S. Francesco e Scene della vita di S. Lorenzo. Le decorazioni «sembrano coprire le pare- ti come piante rampicanti» (Wittkower): il telaio architettonico, le cornici, le lesene accolgono drappi, grottesche, fiori e figure, fra cui si notino le coppie di Ignudi seduti sui finestroni laterali, alla maniera del Michelangelo della Sacrestia di S. Lorenzo a Firenze. Le scene principali sono inquadrate entro “scarabattole” rientrate in profondità e con un piano appena inclinato, animate da piccole sculture (alcune mancanti per furti) che si muovono in quinte architettoniche o paesaggistiche. Vi si affiancano le Virtù, in gran parte desunte dall’Iconografia di Cesare Ripa (1603), che per allegoria rimandano al senso dell’episodio agiografico rafforzandone il significato. Una folla di putti assiste con vive espressioni umane alle varie azioni dei santi e, colti negli atteggiamenti più vari, sembrano travestire immagini antiche (fra cui una allusiva all’homo bulla).
Così sulla parete destra sono raffigurate le scene di vita di S. Francesco, e cioè la Tentazione di S. Francesco [d], palese- mente esemplata sull’omonimo dipinto di Simon Vouet (1624) in S. Lorenzo in Lucina a Roma (affiancato da Penitenza e Costanza), S. Francesco dona le vesti a un povero (con l’Umiltà), S. Francesco davanti al Sultano e S. Francesco riceve le stimmate (affiancati dal- la Fede). La parete opposta ospita le scene dedicate a S. Lorenzo: S. Lorenzo divide i beni ai poveri (con la Misericordia e l’Elemosina), S. Lorenzo e Sisto II portato al martirio (commentato dalla Verità), Spoliazione di S. Lorenzo e Ultima preghiera di S. Lorenzo (con la Gloria). Occupa il centro della controfacciata il Martirio di S. Lorenzo culminante con la Visione di Cristo in Gloria, cui corrisponde sopra l’arco trionfale la Gloria di S. Francesco che lascia pendere verso i fedeli il cordone del suo saio. Il cappellone è affiancato dalle statue della Carità e dell’Ospitalità, mentre Fortezza e Verginità furono pensate da Serpotta in dialogo con il quadro del Merisi, sormontato dallo stemma dell’Ordine francescano. Ai lati sono due cantorie decorate da figure di musici.
I sedili perimetrali, probabilmente eseguiti su disegni di Giacomo Serpotta, sono intarsiati in avorio e madreperla e sorretti da mensole lignee con soggetti sacri, mitologici e bucolici. Il pavimento, in marmi policromi con al centro la graticola allusiva al martirio di san Lorenzo, è dei marmorari Francesco Camalino e Aloisio Mira su disegno di Antonino Grano (1716). Nel 1724 il figlio di Giacomo Serpotta, Procopio, restaurò gli stucchi dell’oratorio. Un secondo intervento nel 1954 a opera di Filippo Mignosi si rese necessario per riparare i danni subi- ti dai bombardamenti del 1943. La tela di Caravaggio, rubata nel 1969, è adesso sostituita da una riproduzione digitale eseguita dall’azienda Factum Arte di Madrid e collocata nel dicembre 2015.

Per saperne di più sugli artisti e le iniziative della biennale visita il sito ufficiale Manifesta12

Schede tratte dal volume Palermo l’arte e la storia
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