Palazzo Ajutamicristo – I luoghi di Manifesta 12

Da  •  17 settembre 2018 alle 17:32

I luoghi di Manifesta 12

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Manifesta, la biennale nomade di arte contemporanea, quest’anno ha scelto Palermo. Scopriamo insieme la storia di alcuni dei luoghi che ospitano le istallazioni e gli eventi di Manifesta 12.

Palazzo Ajutamicristo

Via Garibaldi, 31

Il Palazzo Ajutamicristo, costruito negli anni 1490-93 per la famiglia omonima, di origine pisana, su progetto dell’architetto netino Matteo Carnilivari, costituisce, insieme al coevo Palazzo Abatellis, una tessera fondamentale per lo studio del rinnovamento architettonico palermitano alla fine del ’400, in cui coesistono, in mirabile sintesi, influssi catalani, elementi tosco-lombardi, forme autoctone.
Particolarmente significativi sono il duplice loggiato sulla corte interna e il superbo portale d’ingresso incorniciato da due fasci di bastoni, con basi poligonali a plinto con doppio toro e piccoli capitelli, raccordantisi alle due sovrastanti cornici marcapiano collegate, al centro, da un rombo con le insegne di Guglielmo Ajutamicristo. Nel 1535 vi risiedette Carlo V, nel 1567 fu sede dell’Accademia dei Cavalieri e, in seguito, di quella degli Accesi. Nel 1588 il palazzo veniva acquistato dalla famiglia Moncada dei principi di Paternò che apporta- va alla fabbrica numerose modifiche al fine di riproporla modernamente in forme barocche, per adeguarla alle esigenze di vita e alla cultura del tempo, quali la sostituzione, nella lunga facciata su via Garibaldi, delle strette monofore preesistenti con una serie di balconi, e la trasformazione del viridarium sul retro in una villa di delizie aperta anche al pubblico.
Alla fine del ’700 un nuovo corpo edilizio, il salone da ballo affrescato da Giuseppe Crestadoro, autore della Gloria del Principe virtuoso (1780 ca.), si annette alla preesistenza; alla fine dell’800 il palazzo viene ceduto per una parte ai Calefati di Canalotti, per l’altra ai Tasca che ne curano un ciclo decorativo interno in stile pompeiano.
Allo stato attuale i Calefati mantengono la loro residenza mentre l’ala Tasca è sta- ta acquisita dalla Regione Siciliana che ne ha curato il restauro, destinando l’edificio a sede museale ed espositiva. Vi sono espo- sti materiali lapidei erratici e sculture, fra cui il Busto di Pietro Speciale di Domenico Gagini (1469) e le due Stele di Giambattista ed Elisabetta Mellerio, capolavori di scultura funeraria di Antonio Canova (1811-14).

Per saperne di più sugli artisti e le iniziative della biennale visita il sito ufficiale Manifesta12

Schede tratte dal volume Palermo l’arte e la storia