Il Santuario di Montalto: un patrimonio da scoprire – il lunedì dell’Arte di Kalós

Da  •  16 febbraio 2015 alle 12:33

Il Santuario di Montalto: un patrimonio da scoprire– il lunedì dell’Arte di Kalós

Articolo tratto da Kalós 2008 n°3

Testo di Ornella Hyeraci*

*Dottore in Scienze biologiche ed in Operatore dei beni culturali.

 

Simbolo della storia di Messina, il Santuario di Montalto racchiude inedite collezioni d’arte che potrebbero costituire un importante percorso espositivo.

Nel riportare il concetto di museo locale “legato allo specifico contesto geografico e culturale, espressione e memoria del genius loci”1 e nell’intento di restituire alla città un nucleo di forte identità collettiva, il Santuario di Montalto, simbolo e sintesi della storia di Messina, si propone come futuro percorso espositivo per riscoprire il suo ricco patrimonio mediante preziose ed inedite testimonianze.

Ricostruito subito dopo il catastrofico sisma sulle macerie dell’antico edificio, in posizione dominante, il Santuario oggi parla attraverso l’intima dialettica di una natura generosa quanto impietosa in un perfetto incastro di contenuto, contenitore e ambiente, in ossequio alla tradizione italiana e ancor più siciliana. Luogo metafora di una realtà civile e religiosa, il Santuario nasce tra ideologie politiche e fervore religioso come “monumento perenne del valore cittadino”2 all’interno della rivolta del Vespro,3 pagina nodale nella storia della Sicilia e dell’intero Mediterraneo. Da santuario a monastero, donativi e lasciti accompagneranno la sua crescita e il suo tramonto, identificando e declinando la sua storia, dal XIV secolo in poi, con quella delle sue abbadesse.

Tra le opere note, particolare attenzione merita la Madonna della Vittoria, scultura cinquecentesca attribuita al Calamech che fu ricollocata in cima al Santuario nel 1924 diventando “simbolo di resurrezione della città colpita”.4 Commissionata dal Senato dopo la battaglia di Lepanto congiuntamente a quella di Don Giovanni d’Austria, meriterebbe di essere letta da vicino per una valutazione estetica più approfondita e per una migliore conservazione. Il mezzo busto raffigurante una Madonna col Bambino, ci restituisce “una severa geometria lauranesca che qui si tramuta in un più dolce colloquio con il Figlio… il volto e le mani della Vergine appaiono realizzati nell’ambito delle botteghe messinesi di primo cinquecento da un maestro esperto della cerchia del grande cantiere del Duomo”.5

Una terza scultura, identificata iconograficamente come S. Benedetto, fondatore dell’ordine al quale apparteneva il monastero, “racconta… una parte della vicenda complessa della cultura artistica messinese del cinquecento”,6 rivelando la cifra stilistica di Martino Montanini allievo del Montorsoli, che a Messina ebbe committenza pubblica e privata.7 Sarà la tavola trecentesca di S. Maria dell’Alto a dare un nome ed un volto al Santuario; “dipinta a tempera con rilievi in oro”,8 eseguita da un anonimo artista bizantino, fu protetta in gran parte dalla manta d’argento durante il devastante terremoto del 1908 ed oggi, dopo un abile restauro,9 offre splendida lettura di sé. Silenziosa, intensa sacralità traspare dal bellissimo crocefisso in legno policromo, ottima testimonianza di quella produzione scultorea lignea, eseguita in ambito locale tra la prima metà del Quattrocento e il primo quarto del Cinquecento, nelle botteghe dei Pilli, Matinati e La Comunella.10 In questo caso la lettura stilistica del Crocefisso riconduce alla bottega dei Pilli.11 Raffinati tessuti serici ed oggetti liturgici in argento sbalzato e cesellato rappresentano la vera sorpresa del patrimonio di Montalto, importanti testimonianze delle arti decorative di cui il territorio messinese è particolarmente ricco.

Gli oggetti, per la maggior parte custoditi presso la Curia arcivescovile, troverebbero giusta collocazione all’interno dei locali del Santuario restituendo pagine della sua storia e lontane immagini di antichi fasti e magnificenza di culto. Numerosi i paramenti sacri che testimoniano la perfetta esecuzione del ricamo e il sapiente utilizzo del filo policromo; pianete, manipoli, stole o elementi isolati con ricamo a campo pieno o impaginazione tripartita. In ambito settecentesco, eleganti disegni fitomorfi con andamento sinuoso ed asimmetrico sottolineano gli stilemi dell’epoca, restituendo splendide vibrazioni nel degradare dei colori e nella varietà dei punti del ricamo. Messina, fiera della seta per antonomasia,12 nel 1520 istituisce il “Consolato dell’arte della seta”e nel primo Seicento è ancora al centro del Mediterraneo con intensa attività produttiva e mercantile.13 Anche gli argenti liturgici, tra i quali calici, reliquiari e ostensori databili dal XVII al XIX secolo, testimoniano il minuzioso accurato lavoro degli artisti messinesi.

Un’attenzione particolare merita la manta in argento finemente cesellato, nel cui margine inferiore sono incise le iniziali di Pietro Juvarra, accanto allo stemma di Messina e la scritta: Verbus caro factum est propter amorem Virgo singularis inter omnes mitis.14 Impossibile trascurare il bellissimo ostensorio di ignoto argentiere napoletano del 1842,15 dono di Ferdinando II di Borbone: il morbido plasticismo dell’angelo sorregge la teca circondata da una corona di ametiste.

Ricollocare il patrimonio tra le mura del Santuario restituirebbe la vera anima di Montalto nella difficile realtà culturale messinese, città condannata ad uno storico oblio dallo svolgersi dei suoi eventi, che ancor più di altre, sente la necessità di recuperare memoria del suo antico passato. Partirebbe da qui un segnale positivo.

 

1 A. Mottola Molfino, Musei locali e Musei universali, “Kalós”, 4/2007.

2 F. Bruno, Il Santuario di Montalto in Messina. Memorie storiche, Messina 1927, p. 81.

3 Salvatore Tramontana, Enrico Pispisa e Carmen Salvo delineano il profilo. Le cinque tele conservate all’interno del Santuario danno lettura dell’interpretazione storica, oltre quella devozionale. Senza alcuna pretesa artistica, se restaurate, disvelerebbero particolari oggi celati.

4 Definizione tratta dalla lapide che commemora l’evento, fatta incidere dal canonico F. Bruno, collocata all’interno del Santuario.

5 E. Natoli, scheda Madonna con Bambino, in Il Santuario di Montalto in Messina, a cura di C. Ciolino, Messina 1995, p. 83.

6 E. Natoli, scheda S. Benedetto, in ibidem, p. 77.

7 Ibidem, p. 77.

8 F. Bruno, in Il Santuario…, cit., 1927, p. 85.

9 Eseguito presso il gabinetto di restauro del Museo Regionale di Messina ad opera del prof. Ernesto Gerace.

10 Francesca Campagna Cicala ha trattato ampiamente e accuratamente l’argomento della scultura lignea in Sicilia nel Quattrocento con particolare riferimento alle famiglie suddette, in occasione delle celebrazioni antonelliane del 1981, si veda Per la scultura lignea del Quattrocento in Sicilia, in Le arti decorative del Quattrocento in Sicilia, cat. mostra a cura di G. Cantelli, Messina 1981.

11 C. Ciolino, scheda Crocefisso, in Il Santuario…, cit., 1995, p. 71.

12 M. D’Angelo, Storia moderna e contemporanea, in G. Molonia (a cura di), Messina storia e civiltà, Messina 1997, p. 72.

13 Nel secondo seicento la rivolta antispagnola spegnerà l’età dei privilegi, segnando irreversibilmente il fertile periodo del commercio messinese.

14 C. Ciolino, in Il Santuario…, cit., 1995, p. 16. Pietro Juvarra, capostipite della più famosa famiglia di argentieri messinesi, padre di Filippo, meglio conosciuto come architetto in ambito piemontese.

15 La data viene riportata sul catalogo fatto redigere nel 1998 dalla Curia arcivescovile di Messina per la C.E.I.; il catalogo riporta anche la data 1689 per la manta in argento.