Il Santuario di Santa Rosalia a Palermo

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Il Santuario di Santa Rosalia a Palermo

Il Santuario dedicato a Santa Rosalia, patrona di Palermo, si trova su Monte Pellegrino ed è raggiungibile attraverso due strade, entrambe con inizio dalla piazza Generale Cascino. La prima, la più antica e oggi percorribile a piedi, fu costruita a partire dal 1674 su progetto di Gaspare Guercio, coadiuvato dal capomastro Casimiro Liscinadrello, e terminata assai più tardi, nel 1725. La seconda, carrozzabile, fu completata nel 1924. Il progetto di quest’ultima era stato redatto già nel 1896-97 da Giuseppe Damiani Almeyda, e i lavori iniziarono solo nel 1904. Il santuario fu edificato nel luogo ove, nel 1624, erano state ritrovate le ossa di santa Rosalia.
Vuole la tradizione che la santa fosse figlia del nobile Sinibaldi, legato alla corte normanna, e che, giovanissima, avesse lasciato gli agi della vita aristocratica. Ritiratasi prima in una grotta a S. Stefano di Quisquina, trovò la sua definitiva dimora eremitica nel Monte Pellegrino dove morì, pare intorno al 1170, non ancora quarantenne. Un’altra tradizione la volle suora basiliana del monastero del SS. Salvatore, prima di intraprendere l’esistenza da anacoreta. Il culto della santa fu sempre vivo nella religiosità palermitana, non solo, prima ancora della invenzione delle sue reliquie, testimoniato da diversi esempi iconografici e dalle numerose chiesette e cappelle che esistevano già in epoca medievale sparse un po’ in tutta la Sicilia.
L’occasione per il ritrovamento dei resti di santa Rosalia si presentò durante la peste del 1624. L’agiografia tramanda infatti che, per quanti rimedi si fossero sperimentati, il male continuava nel suo decorso con sempre maggiore virulenza. E così la “santuzza” apparve in sogno a un saponaio, tale Vincenzo Bonello, che si era recato a caccia in questi luoghi: promise la cessazione del contagio se fossero state riportate alla luce e condotte in solenne processione le sue ossa. Ciò fu eseguito, ed effettivamente la peste si dileguò. La santa fu subito eletta patrona della città e la grotta nella quale aveva vissuto divenne immediatamente luogo di culto. La sua imboccatura venne abbellita con una facciata, poi pesantemente manomessa. L’ingresso immette su un atrio scoperto, assai suggestivo nella sua brulla nudità, preceduto da un portico a colonne tortili. Entro la nicchia di destra, la statua di S. Atanasio è opera di Giuseppe Marino (1723). Numerosissimi ex voto sono appesi alle pareti: tra essi una enorme àncora, a testimonianza di una fede verso la santa sincera e appassionata. All’interno della grotta, sulla sinistra, entro un baldacchino , è posta un’urna a mischio posta sotto un baldacchino, è la statua di S. Rosalia, giacente nella posa nella quale fu ritrovato il suo corpo. Essa fu scolpita da Gregorio Tedeschi nel 1625, su commissione del Senato palermitano. Il manto d’argento col quale è ricoperta, poi pesantemente dorato, fu posto nel 1748 per voto di Carlo III di Borbone. Notevole è anche il soprastante tabernacolo argenteo, che reca nel portellino l’immagine del Risorto e, quale coronamento una splendida statuetta reliquiaria della santa, collocata sull’aquila senatoria. Il bassorilievo incassato nella parete di contro, recante l’Incoronazione di S. Rosalia, è riferito a Nunzio La Mattina (1636). La sagrestia del santuario conserva talune preziose suppellettili, tra le quali diverse mazze pontificali in argento settecentesche, che tra i decori riportano raffigurazioni della santa, e una legatura di messale del 1757, con la sua immagine sbalzata in argento. Oltre il santuario una strada conduce al belvedere, nella cui sommità è posta una statua bronzea di S. Rosalia di B. De Lisi jr.(1960).

Per informazioni sugli orari di visita del Santuario visita il sito www.santuariosantarosalia.it

Testo tratto dal volume Palermo l’arte e la storia

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