Il mito di Demetra e Kore: il ciclo delle stagioni e quello della vita

Il mito di Demetra e della figlia Kore, poi divenuta Persefone, dea degli inferi e consorte di Ade, ha affascinato nel corso dei secoli artisti e scrittori. Secondo alcuni, sarebbe la Sicilia il teatro della vicenda e, precisamente, il lago di Pergusa, nei pressi di Enna.


Demetra o Cerere

Secondo il mito e il culto greco Demetra, figlia di Crono e Rea, è dea della natura, dei raccolti e delle messi, del grano e dell'agricoltura, responsabile del ciclo delle stagioni, della vita e della morte.

Nella mitologia romana la sua figura corrisponde a quella di Cerere.

Dalla sua unione con Zeus nasce Kore, insieme a lei protagonista del famoso mito tramandato più volte da diversi storici del mondo greco e latino e ancora oggi oggetto di attenzione e di interesse.


Il mito e il lago di Pergusa

Non tutti se lo ricordano, ma sarebbe il lago di Pergusa, ai piedi del monte su cui sorge la città di Enna, la location in cui si consuma il misfatto. È qui infatti che Kore si trova, insieme ad altre fanciulle, figlie di Oceano, intenta a raccogliere fiori, quando Ade, dio degli inferi, la sceglie come consorte per il suo regno, col benestare di Zeus. È così che la terra si apre per permettere al dio di rapire la giovane e di condurla nel regno dei morti.


La disperazione di Demetra

Demetra si dispera per la perdita della figlia ma non si rassegna, cercandola in lungo e in largo per giorni, senza risultati. Quando Hermes le rivela come sono andate le cose e chi sia il responsabile del suo dolore, la dea, furiosa, reagisce provocando un lungo inverno, che blocca la crescita delle messi e i raccolti. Cosciente del suo ruolo fondamentale per il prosperare della vita sulla terra, la dea abbandona l'Olimpo minacciando di non farvi più ritorno e di trascurare i suoi doveri fino a che la figlia non sarà tornata sulla terra.


Il melograno: inganno o scelta?

Zeus capisce che le suppliche sono inutili: nulla le farà cambiare idea. Nel frattempo gli uomini sulla terra gridano la fame e non sono in grado di fornire i consueti sacrifici agli dei. Ade viene così costretto a rilasciare Kore.

C'è però un problema. La fanciulla ha assaggiato il frutto del melograno offertole dallo sposo e ciò la lega indissolubilmente all'aldilà.

Kore dunque adesso è Persefone, regina dell'oltretomba. Scavando più a fondo nel mito, notiamo la rappresentazione di un equilibrio, quello madre-figlia, che viene spezzato nella sua simbiosi dall'arrivo di un uomo, che risveglia nella giovane la curiosità e la voglia di conoscenza del mondo. La fanciulla innocente e inconsapevole di un tempo, che si affida totalmente alla madre, adesso lascia spazio a una donna adulta che osa conoscere l'ignoto. Non è chiaro dunque se il melograno sia da considerare un inganno o piuttosto una scelta, il cui prezzo da pagare è il legame eterno con lo sposo e con la sua nuova vita.


Alla fine, comunque, grazie all'intervento di Zeus, si riesce a giungere a un compromesso: Persefone non sarà condannata a vivere costantemente nelle tenebre dell'oltretomba, ma dovrà rimanerci solo per un numero di mesi equivalente al numero di semi da lei mangiati (secondo alcuni 6, secondo altri 4), potendo invece trascorrere i restanti con la madre sulla terra. È  così che ogni anno, Demetra aspetta con trepidazione il suo ritorno, esprimendo la gioia per il suo arrivo facendo rifiorire la natura e regalandoci la primavera.

La madre dunque perdona la leggerezza della figlia e la accetta nella sua nuova veste di regina degli inferi. L'equilibrio spezzato lascia spazio a un nuovo rapporto tra le due, alla luce di ruoli nuovi e di una maggiore consapevolezza.


"Accettai le condizioni perché una madre non può impedire il cammino verso la conoscenza. E, suo malgrado, ne perdona le scelleratezze. Allora e per sempre attesi la primavera e il primo fiore del mandorlo."

Virità femminile singolare-plurale, Demetra e Kore


Sappiamo quello che ci ha tramandato il mito, ma cosa deve avere provato Demetra? Giusy Sciacca ce lo racconta nel suo ultimo libro, Virità femminie singolare-plurale!

Nel racconto che la vede protagonista, Demetra ci spiega quel che è accaduto, esprimendo tutta la sua frustrazione di madre davanti alla perdita della figlia.

 Le sue sono parole piene di angoscia, paura per il distacco, e tuttavia anche di accettazione nei confronti di quello che è l'inevitabile ciclo della vita.

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